Siamo un’azienda affidabile, trasparente, collaborativa, investiamo costantemente nella ricerca e nell’innovazione, la nostra è una scelta ecologica, vogliamo preservare il nostro pianeta e garantire un mondo migliore per le future generazioni umane , animali e vegetali.
Se ci guardiamo intorno, ognuno nella propria casa, e osserviamo con attenzione gli oggetti di uso più comune, ci rendiamo conto che la maggior parte di loro contiene o è fatto di plastica.
Non è un caso perché la plastica, un termine molto generico con cui indichiamo una gran varietà di materie sintetiche a base di polimeri, è la materia prima che ha permesso di costruire la maggior parte delle cose che oggi conosciamo e utilizziamo tutti i giorni.
Le materie plastiche sono nate proprio per evitare di usare materiali più nobili, come il legno, il metallo o il vetro e per rendere possibili realizzazioni altrimenti impensabili.
I fili elettrici della nostra abitazione sono ricoperti di plastica; inizialmente erano coperti di tessuto, decisamente meno protettivo e infiammabile.
Il telefono oggetto divenuto di uso comune , indispensabile per le comunicazioni , per il lavoro e non solo, è fatto in gran parte di materie plastiche; scolpito nel legno sarebbe dieci volte più grande, più pesante , ma soprattutto: quanti alberi verrebbero abbattuti per produrre tutti i cellulari presenti sul mercato? Ci avevate mai pensato?
Il televisore, il computer, gli elettrodomestici, i giocattoli dei bambini, gli interni dell’auto… Ovunque c’è materia plastica perché la sua duttilità, resistenza e sostanziale economicità la rendono competitiva con qualsiasi altro materiale naturale.
I circuiti stampati, le schede dei computer, la tastiera, il mouse, ogni accessorio è fatto o contiene plastica e non si potrebbe fare diversamente.
Eliminarla oggi sarebbe impossibile, anche antieconomico e probabilmente anche antiecologico. Se provassimo a realizzare tutto quanto facciamo con la plastica usando il legno, dovremmo abbattere, come già fatto notare prima, tutti gli alberi esistenti,; se usassimo il metallo costerebbe troppo e sarebbe troppo pesante, con il vetro sarebbe anche fragile oltre che pesante e costoso.
La plastica è, contrariamente a quanto certa comunicazione vuole indurre a pensare, un materiale molto ecologico perché permette, e per questo è nato, di evitare lo sfruttamento di risorse naturali per l’abituale produzione di oggetti di uso comune.
La guerra alla plastica nasce dalla constatazione di quanta ve ne sia nei nostri mari. Si parla di un intero continente galleggiante. In realtà le “isole” sono cinque, estese a perdita d’occhio e pericolose. Pericolose per noi e per gli animali che sempre più spesso muoiono per l’ingestione di sacchetti o pezzi più o meno grandi di plastica.
Il perché tanta plastica finisca in mare merita una serena riflessione. Perché un materiale tanto durevole finisce con l’essere gettato via? Questa è l’unica domanda veramente importante che dovete porvi e sulla quale dovete riflettere!
Troviamo la risposta più semplice nel sacchetto della plastica che periodicamente gettiamo nell’immondizia. In quel sacchetto, destinato al riciclo e quindi a dare una nuova vita a questo materiale, non esistono beni durevoli, ma solo prodotti plastici “usa e getta”.
Guardiamoli insieme: sono le vaschette degli affettati, i contenitori dei detersivi, le bottiglie dell’acqua o del latte, le vaschette del gelato, i piatti e le posate dell’ultima festa, le vaschetta che contiene le patatine prese in uno dei tanti street food e molto altro…
Per dare una quantità a questo materiale, ci basterà considerare come solo in Italia vengano usate, e di conseguenza gettate, ogni anno 8,4 miliardi di bottiglie di plastica. E i sacchetti di plastica, prima del loro divieto, non erano da meno.
Se a questa considerazione aggiungiamo che il nostro Paese vanta un primato nella presenza di sorgenti di acqua potabile (quattro quinti della popolazione mondiale non dispone di acqua, non a sufficienza almeno), il consumo di bottiglie di plastica appare davvero paradossale, ammettiamolo, e anche poco responsabile .
Alla base c’è senza dubbio il consumismo e la capacità di indurre in ampi strati della popolazione bisogni che devono essere poi colmati con l’acquisto di qualcosa: chi ci guadagna è solo il venditore. E più aumenta la sfiducia nell’acqua dell’acquedotto e più acqua minerale si vende, acqua che negli ultimi anni ha anche assunto ruoli nuovi: depura, disintossica, fa dimagrire…
Ma lo stesso principio si potrebbe applicare ai detersivi: basta guardare gli scaffali di un supermercato per rendersi conto di quanta plastica “usa e getta” venga prodotta. Il settore “igiene” non è da meno: in molti casi è persino evidente che la confezione costa più del contenuto…
Cosa impedisce che la plastica prodotta venga riciclata? Innanzitutto la volontà dei Paesi a strutturare un sistema di raccolta e riciclo o stoccaggio. Si calcola che ad oggi due quinti della popolazione mondiale, pur avvalendosi della plastica, non disponga di alcun sistema di riciclo o stoccaggio. A questo si aggiunge l’oggettiva difficoltà di applicare i vari sistemi di riciclo ai diversi materiali plastici esistenti. Se esistesse un solo tipo di “plastica” sarebbe tutto molto più facile. Invece i polimeri utilizzati e la loro combinazione, funzionale all’utilizzo che se ne deve fare, ha creato una gran varietà di materiali a cui si dovrebbe dedicare una procedura diversa. Si parla di PET, PVC, PP, PS e delle numerose resine impiegate per le più diverse applicazioni.
Non si tratta quindi di riciclare un materiale, ma molti, spesso con caratteristiche chimico-fisiche diverse e quindi con sistemi di riciclaggio diverso.
La plastica può essere riciclata, può cioè avere una seconda vita e già oggi abbiamo brillanti applicazioni negli oggetti di tutti i giorni, dal mobile del televisore alle panchine del parco, dal carrello della spesa all’imbottitura delle giacche a vento.
Da quanto abbiamo detto sulle plastiche e il loro utilizzo si evince che il problema dell’inquinamento non è tanto generato dall’esistenza delle materie plastiche, quanto dal loro corretto uso. Le plastiche sono prodotti durevoli, resistenti, che ci permettono di ottenere le forme più diverse al minor costo, risparmiando sostanze naturali preziose.
Ma proprio per queste caratteristiche appare folle utilizzarle per prodotti “usa e getta”, un concetto consumistico che arricchisce solo chi li produce: non si usa un materiale durevole per qualcosa che deve essere gettato via subito dopo l’uso.
In questa giusta direzione si muove la normativa europea che prescrive l’eliminazione dei prodotti “usa e getta” come le bottiglie, le posate, i piatti o i bicchieri, salvaguardando il concetto di monouso laddove l’igiene lo impone: le siringhe e i materiali sterili usati fortunatamente in medicina. Ognuno può peraltro muoversi nella direzione più corretta senza aspettare le leggi e i suoi tempi. Si tratta solo di osservare bene quanto gettato normalmente nel sacchetto della plastica e comportarsi di conseguenza per la riduzione sistematica di quel tipo di rifiuto, coscienti del fatto che ciò che oggi buttiamo nel sacchetto, molto probabilmente, purtroppo e nonostante la nostra buona volontà, può finire in mare.
Investire , innovare, produrre articoli di plastica durevole , 100% riciclabili nel pieno rispetto dell’ambiente e delle persone. Realizziamo articoli per la raccolta differenziata e attraverso il progetto “ci penso io” e le gite scolastiche insegniamo alle nuove generazioni l’importanza del riciclaggio . Insieme a Massimo Mercantini, esperto di giardinaggio e non solo realizziamo giornate green , i ragazzi mettono le mani nella terra, ne odorano il profumo e piantano aromatiche, fiori e verdure che poi vedono crescere e di cui possono raccogliere e gustare i frutti.
Si parte dalle piccole cose e giorno dopo giorno, passo dopo passo insieme possiamo salire un nuovo gradino per raggiungere un obiettivo comune, un mondo sostenibile, un mondo migliore.
La passione, la tenacia e la grinta sono molto contagiosi, appassionatevi anche voi al benessere del nostro mondo!
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